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title: "Perché passare a Raspberry Pi 5: guida all'upgrade da Pi 3 e Pi 4"
description: "Guida all'upgrade verso Raspberry Pi 5 da Pi 3 e Pi 4: salto applicativo reale, modelli 2-4-8-16GB, confronto hardware e bundle consigliati."
canonical: "https://www.mauriziofonte.it/blog/post/perche-passare-raspberry-pi-5-upgrade-da-pi-3-pi-4.html"
author: "Maurizio Fonte"
date: "2025-01-23T16:32:12+01:00"
modified: "2025-01-23T16:32:12+01:00"
section: "Hardware & Homelab"
tags: ["Hardware & Homelab"]
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[Hardware & Homelab](https://www.mauriziofonte.it/blog/cat/raspberry_pi.html)

# [Perché passare a Raspberry Pi 5: guida all'upgrade da Pi 3 e Pi 4](https://www.mauriziofonte.it/blog/post/perche-passare-raspberry-pi-5-upgrade-da-pi-3-pi-4.html)

Giovedì 23 Gennaio 2025, alle 16:32 ![Perché passare a Raspberry Pi 5: guida all'upgrade da Pi 3 e Pi 4](https://www.mauriziofonte.it/image/004450200-perche-passare-raspberry-pi-5-upgrade-da-pi-3-pi-4.jpg)

Il 9 gennaio 2025 la Raspberry Pi Foundation ha lanciato la variante a **16 GB** del Pi 5, completando una linea iniziata il 23 ottobre 2023 con i modelli a 4 e 8 GB e ampliata ad agosto 2024 con la versione cost-optimised da 2 GB. La gamma è ora completa, i prezzi si sono assestati, e per la prima volta da quando seguo il progetto Raspberry Pi è oggettivamente difficile giustificare la scelta di un modello precedente per un setup nuovo. In questa guida riassumo cosa è cambiato strutturalmente con il Pi 5, quali bundle ha senso prendere oggi, e perché il salto generazionale dal Pi 3 (o anche dal Pi 4) non si misura in numeri di benchmark sintetici ma in giornate di lavoro risparmiato sui workload reali.

## Cosa rende il Pi 5 una rottura generazionale rispetto a Pi 3 e Pi 4?

Risposta secca: tre cose. La prima è il salto di architettura CPU dal **Cortex-A53** del Pi 3 (microarchitettura del 2012) al **Cortex-A76** del Pi 5 (microarchitettura del 2018), passando per il Cortex-A72 del Pi 4. Tre generazioni microarchitetturali di salto, che si traducono in IPC (Instructions Per Cycle) significativamente più alti a parità di frequenza, e in efficienza energetica per istruzione molto migliore. La seconda è il chip custom **RP1**, progettato dal team Raspberry Pi su processo TSMC 40LP e collegato al SoC principale via PCIe 2.0 x4: gestisce direttamente USB, Ethernet, MIPI, GPIO, riducendo drasticamente i bottleneck I/O che limitavano il Pi 4. La terza è l'introduzione di una linea **PCIe 2.0 x1** esposta esternamente, che porta lo storage NVMe e gli HAT ad alta velocità per la prima volta nella storia del Pi.

Il confronto hardware tra le tre generazioni che incontri ancora in commercio nel 2025 è questo:

| Specifica | Raspberry Pi 3B+ | Raspberry Pi 4B | Raspberry Pi 5 |
| --- | --- | --- | --- |
| SoC | BCM2837B0 | BCM2711 | BCM2712 (16nm) |
| CPU | Cortex-A53 quad 1,4 GHz | Cortex-A72 quad 1,5 GHz | Cortex-A76 quad 2,4 GHz |
| GPU | VideoCore IV | VideoCore VI | VideoCore VII @ 800 MHz |
| RAM | 1 GB LPDDR2 | 1/2/4/8 GB LPDDR4-3200 | 2/4/8/16 GB LPDDR4X-4267 |
| Display | HDMI 1080p | 2× micro HDMI 4Kp60 | 2× micro HDMI 4Kp60 simultanei |
| Decoder video HW | H.264 1080p | H.265/H.264 8-bit 1080p | H.265 4Kp60 + H.264 4K |
| USB | 4× USB 2.0 | 2× USB 3.0 + 2× USB 2.0 | 2× USB 3.0 + 2× USB 2.0 (RP1) |
| Ethernet | Gigabit via USB 2.0 (~300 Mbps) | Gigabit dedicata | Gigabit dedicata via RP1 |
| WiFi/BT | 802.11ac + BT 4.2 | 802.11ac + BT 5.0 | 802.11ac + BT 5.0 BLE |
| PCIe | nessuna | nessuna | 1× PCIe 2.0 esterna |
| Storage SD | UHS-I | UHS-I (SDR104) | UHS-I SDR104 raddoppiata |
| Power button + RTC | no | no | sì (PMIC Renesas DA9091) |
| Alimentazione | 5V/2,5A USB micro-B (12,5W) | 5V/3A USB-C (15W) | 5,1V/5A USB-C (27W) |

Le differenze più sostanziali per chi viene dal Pi 3 sono il triplicamento (e oltre) della frequenza CPU, il salto della GPU da VideoCore IV a VII, la disponibilità di RAM fino a 16 GB rispetto al singolo gigabyte del Pi 3, e la prima vera Gigabit Ethernet non castrata da bus condivisi. La [pagina ufficiale prodotto del Raspberry Pi 5](https://www.raspberrypi.com/products/raspberry-pi-5/) e il [datasheet product brief](https://datasheets.raspberrypi.com/rpi5/raspberry-pi-5-product-brief.pdf) sono i riferimenti autoritativi per ogni dettaglio.

## Quanto va davvero più veloce in pratica?

I numeri di benchmark sintetici (sysbench, geekbench, dhrystone) raccontano solo metà della storia. Quello che conta per chi usa un Pi quotidianamente è il tempo che risparmi sui workload reali. La tabella che segue raccoglie misurazioni indipendenti pubblicate da fonti affidabili come [Tom's Hardware](https://www.tomshardware.com/reviews/raspberry-pi-5), [CNX Software](https://www.cnx-software.com/2023/11/05/raspberry-pi-5-review-raspberry-pi-os-bookworm-benchmarks-power-consumption/) e i forum ufficiali Raspberry Pi.

| Workload | Pi 3B+ | Pi 4B (4GB) | Pi 5 (8GB) |
| --- | --- | --- | --- |
| Sysbench CPU prime 20.000 (4 thread) | ~62-90 s | 62 s | 10 s |
| Compilazione kernel Linux 6.6 | non praticabile | ~4-5 ore | 42 min (NVMe) / 1h58 (SD) |
| Build immagine Docker NGINX | non testabile | 4 min 05 s | 1 min 42 s |
| Throughput Ethernet reale (iperf3) | ~300 Mbps | 940 Mbps | 941 Mbps |
| Throughput storage sequenziale | 25-40 MB/s (SD) | 190-340 MB/s (USB 3 SSD) | 800 MB/s (NVMe Gen 2), 1000 MB/s (Gen 3) |
| Random IOPS 4K read (NVMe) | non disponibile | ~19.000 (USB 3) | 106.000 (Gen 2), 197.000 (Gen 3) |
| Kodi 4K HEVC HW-decoded | no | no (8-bit 1080p limit) | sì (dual 4Kp60) |
| RetroPie/Batocera up to PSP | no | parziale | sì + enhancement 1080p |
| AI inference TFLite leggera | non praticabile | parziale | sì (modelli small/medium) |

Il dato che fa più impressione è il **6× di speedup sysbench CPU** rispetto al Pi 4, che si traduce in un differenziale ancora più alto rispetto al Pi 3B+. Ma la metrica davvero strategica è quella di **compilazione del kernel**: quattro ore sul Pi 4 vs 42 minuti sul Pi 5 con NVMe è la differenza tra "lo lascio compilare la notte" e "lo aspetto mentre prendo un caffè". Per chiunque faccia development serio su Pi, è un cambio di paradigma operativo. Per workload server domestici (LAMP stack, container Docker, Plex direct play, Pi-hole, Home Assistant), il Pi 5 con 8 o 16 GB regge senza fatica una decina di servizi concorrenti dove il Pi 3 si arrendeva al terzo container per limiti di RAM.

C'è un punto di onestà che vale la pena fare. Il Pi 5 in **idle consuma circa 2,7 W**, sostanzialmente lo stesso del Pi 4, ma sotto carico arriva a 8,8 W (CPU stress) e fino a 16,8 W in scenari worst-case (4K + iozone + stress concorrenti). Per progetti a batteria o solar-powered con duty cycle continuativo, il Pi 3B+ resta più efficiente in termini assoluti. Per qualunque scenario alimentato da rete, però, la differenza di pochi watt è irrilevante.

## Quale modello Pi 5 prendere e con quale configurazione?

La scelta del modello dipende dal workload, e lo spazio dei prezzi italiani correnti rende la decisione abbastanza lineare. Il **Pi 5 4 GB** è la base sensata per la maggior parte dei progetti hobbystici e dei setup server domestici single-purpose. Il **Pi 5 8 GB** è il punto di equilibrio per chi prevede di far girare più container Docker, dashboard Grafana con database, Plex con biblioteca media. Il **Pi 5 16 GB** è la scelta per workload AI/ML inference locale, video editing leggero, computational fluid dynamics su scala didattica, knowledge base con vector database in RAM.

Le configurazioni che raccomando concretamente, basate sui setup che eseguo per i miei clienti, sono queste.

Per **il 90% degli scenari** la scelta più pragmatica è il [bundle Raspberry Pi 5 8GB con Active Cooler ufficiale, Case ufficiale, alimentatore 27W 5,1V, MicroSD 64GB e cavi dual 4K Micro HDMI](https://amzn.to/4cPfj94). Hai tutto in una scatola, alimentazione correttamente dimensionata sui 27W richiesti dal Pi 5 (cosa che con un PSU Pi 4 da 15W non avresti), Active Cooler ufficiale che il firmware controlla automaticamente, niente da assemblare oltre alla MicroSD. Nota: la MicroSD inclusa nel bundle è di fascia bassa e va sostituita immediatamente per qualunque uso production-grade (vedi sezione MicroSD sotto).

Per **chi vuole budget contenuto e 4 GB sono sufficienti**, il [bundle Pi 5 4GB con Case, Alimentatore 27W e Active Cooler](https://amzn.to/3OFw2Uv) esclude la MicroSD (a mio avviso un pro, perché ti spinge a comprarne una di qualità separatamente).

Per **chi è autonomo sugli accessori** (case Pi 4-compatibili in alcuni casi rifuncionano, alimentatore USB-C PD da 27W già disponibile, Active Cooler a parte), le opzioni board-only sono [Pi 5 4GB](https://amzn.to/3R1TWKq) e [Pi 5 16GB](https://amzn.to/4cycsmd). Il modello 16GB ha senso solo se sai già cosa farne: container intensivi, AI inference, build di codice grossi, knowledge base in RAM. Per uso media center, retro gaming, server domestico tipico, 4 o 8 GB sono abbondanti e la differenza di prezzo non si paga.

## La MicroSD è la scelta che fa la differenza fra un Pi affidabile e un Pi che si rompe ogni sei mesi

C'è un errore che vedo ricorrere quasi sistematicamente nei setup Raspberry Pi, e che vale la pena affrontare di petto: usare MicroSD economiche da supermercato o quelle pre-incluse nei bundle. Funzionano i primi mesi, poi cominciano i sintomi: corruzione del filesystem dopo un riavvio inaspettato, crescita anomala dei tempi di boot, errori SQL random sui database SQLite, fino al fallimento totale della scheda. La causa è strutturale: un Raspberry Pi acceso H24 fa scritture continue (log di sistema, journal del filesystem, metadati di applicazioni) e le MicroSD consumer-grade non sono progettate per questo pattern di workload.

Nei progetti che gestisco e nei miei Pi personali uso esclusivamente due modelli, entrambi A2-rated e con TBW dichiarato significativamente superiore alla media: la [SanDisk Extreme PRO 64GB](https://amzn.to/41TFrL9) e la [Samsung PRO Plus](https://amzn.to/4u4au2S). Reggono workload H24 per anni senza degradare, costano circa il doppio di una MicroSD generica ma durano cinque-sei volte di più. Il calcolo economico è netto: una scheda da 10 euro che dura sei mesi vale meno di una scheda da 25 euro che dura quattro anni, e il valore vero non è il prezzo della scheda, è il fatto che non ti tocca rifare il setup ogni semestre.

Per chi vuole il massimo, sul Pi 5 puoi bypassare completamente la MicroSD usando il connettore PCIe 2.0 con un HAT NVMe e un SSD M.2: throughput sequenziale fino a 800 MB/s e oltre 100.000 IOPS in random read, con affidabilità da SSD enterprise. Il setup richiede HAT separato (Pimoroni NVMe Base, Pineberry HatDrive! o l'M.2 HAT+ ufficiale), ma per chi gira workload database o storage-intensive è un upgrade trasformativo.

## E il Pi 4? Ha ancora senso nel 2025?

Quasi mai, almeno per setup nuovi. Il delta di prezzo fra Pi 4 e Pi 5 sui listini italiani correnti è di poche decine di euro, e questa differenza non giustifica un upgrade verso una piattaforma di una generazione precedente. Chi mette mano al portafoglio per un Pi nuovo nel 2025 sta facendo un investimento che durerà tre-cinque anni minimo, e partire da un Pi 4 significa accettare di stare già su una piattaforma del 2019 con meno headroom per i workload futuri.

I tre scenari residui in cui il Pi 4 ha ancora senso sono: vincoli di consumo energetico molto stretti (il Pi 4 idle è leggermente più frugale del Pi 5 sotto stress); compatibilità con HAT che non sono ancora stati portati al form factor PCIe del Pi 5; budget rigidamente sotto soglia per progetti hobbystici di scala (cluster di Pi per training o lab didattici dove la differenza moltiplicata per N unità diventa rilevante). Se ti riconosci in uno di questi tre, le opzioni sono il [Pi 4 8GB Modello B board-only](https://amzn.to/4eMoV77), il [Pi 4 4GB board-only](https://amzn.to/41ZSryR), il [Pi 4 2GB board-only](https://amzn.to/42ssFU2) (sconsigliato per qualunque uso non triviale, 2 GB sono già stretti), oppure il [bundle Pi 4 8GB con Case, Alimentatore 15W, dissipatori passivi e cavo Micro HDMI 4K](https://amzn.to/42xHCEi) per chi parte da zero.

Per chiunque non si riconosca in quei tre scenari, il Pi 5 è strutturalmente la scelta migliore. La regola operativa che applico è: il prezzo dell'hardware è quasi sempre la voce minore del costo totale di un'installazione (a cui si aggiungono setup, manutenzione, assistenza, eventuali sostituzioni). Risparmiare 30 euro al momento dell'acquisto per ritrovarti con prestazioni inferiori per cinque anni è un cattivo affare anche solo dal punto di vista economico. Per progetti che ho seguito di recente dove il cliente esitava fra Pi 4 e Pi 5, la decisione è quasi sempre stata Pi 5 dopo aver guardato i numeri sui workload effettivi.

## Quando ha ancora senso un Pi 3 nel 2025?

Tre scenari precisi. Se hai già un Pi 3 in casa e vuoi farlo funzionare bene per quello che può fare (Kodi 1080p, retro gaming fino a PSX, sensoristica IoT semplice, monitoring leggero); se stai costruendo un'installazione embedded long-term dove il consumo energetico ridotto del Pi 3B+ fa la differenza in scenari batteria o solar-powered (la Foundation ha confermato produzione del Pi 3B+ fino al 2030); se il caso d'uso ricade strettamente nel perimetro di capability del Pi 3 e l'extra-headroom di un Pi 5 sarebbe semplicemente non utilizzato.

Per estrarre il massimo da un Pi 3 esistente, ho dedicato tre articoli specifici che formano una trilogia operativa: la [guida all'overclock ottimizzato del Pi 3 Model B](https://www.mauriziofonte.it/blog/post/overclock-ottimizzato-raspberry-3.html), la [guida ai dissipatori attivi DIY o commerciali](https://www.mauriziofonte.it/blog/post/guida-dissipatori-raffreddamento-raspberry-pi-3.html), e la [guida al monitoraggio temperatura e benchmark](https://www.mauriziofonte.it/blog/post/temperatura-benchmark-raspberry-pi-3.html). Insieme coprono tutto quello che serve per far rendere al massimo l'hardware Pi 3 esistente, in attesa di un eventuale futuro upgrade al Pi 5.

Per qualunque setup nuovo nel 2025, però, la raccomandazione che do oggi a clienti e hobbisti è univoca: parti dal Pi 5. Il salto applicativo non si paga in numeri sintetici ma nel tempo che risparmi sui workload reali, e la disponibilità di [bundle integrati](https://amzn.to/4cPfj94) elimina la quasi totalità degli errori di setup tipici delle prime esperienze. Per chi sta strutturando un progetto Raspberry Pi più complesso (cluster di Pi per development, installazioni IoT distribuite, lab di formazione tecnica, digital signage di scala), [il mio profilo professionale](https://www.mauriziofonte.it/pages/about) include esperienze concrete di setup di flotte di Pi in scenari embedded di produzione, con disciplina di provisioning automatizzato, monitoring centralizzato, e disaster recovery.

Le risorse esterne autorevoli che continuo a consultare sull'ecosistema Pi 5 sono la [pagina ufficiale prodotto su raspberrypi.com](https://www.raspberrypi.com/products/raspberry-pi-5/), il [datasheet product brief](https://datasheets.raspberrypi.com/rpi5/raspberry-pi-5-product-brief.pdf), e l'[annuncio ufficiale del modello 16GB del 9 gennaio 2025](https://www.raspberrypi.com/news/16gb-raspberry-pi-5-on-sale-now-at-120/). Per benchmark approfonditi e confronti cross-modello, le review di Tom's Hardware e CNX Software restano le fonti più ricche di dati comparativi reali.

Se hai un progetto Raspberry Pi che vuoi strutturare in modo professionale fin dall'inizio, dalla scelta dell'hardware al provisioning, dal monitoring termico alla disaster recovery, [contattami direttamente](https://www.mauriziofonte.it/pages/contattami) per inquadrare il setup giusto. Da una valutazione iniziale sui vincoli reali (carico computazionale, ambiente operativo, durata target, budget) a una proposta di configurazione hardware appropriata, il percorso si fa di solito in due-tre incontri con risultati molto migliori del fai-da-te per progetti destinati a durare in produzione. La differenza tra una flotta Pi che funziona affidabilmente per cinque anni e una che genera ticket ogni mese è quasi tutta nelle prime ore di setup.

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Ultima modifica: Giovedì 23 Gennaio 2025, alle 16:32 [« Articolo precedenteProteggere il codice sorgente PHP in applicazioni Laravel e Symfony: strategie contro reverse engineering e furto di proprietà intellettuale per applicativi web23 Gennaio 2025](https://www.mauriziofonte.it/blog/post/protezione-codice-sorgente-php-laravel-symfony-reverse-engineering-pi-pmi.html)[Articolo successivo »Aggiornare applicazioni PHP legacy: confrontare la transizione da Symfony 3.4 a Symfony 7 e da Laravel 5.8 a Laravel 11/12 per la sicurezza e le performance dei software PMI24 Gennaio 2025](https://www.mauriziofonte.it/blog/post/aggiornamento-applicazioni-php-legacy-symfony-3-4-7-laravel-5-8-11-12-sicurezza-performance-pmi.html)

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**Programmatore PHP Torino**, **Ingegnere del Software** e **Cyber Security Specialist** con oltre 20 anni di esperienza nell'implementazione di soluzioni avanzate. Eseguo **porting di vecchi ambienti PHP** verso release più moderne (7.x o 8.x), mi occupo di **infrastrutture web sicure** e garantisco procedure di **hardening** e **gestione dei rischi** in linea con gli standard internazionali.  
Con la mia attività da *consulente freelance*, offro supporto a imprese e reparti IT che necessitano di **refactoring**, **messa in sicurezza** e **manutenzione evolutiva** di piattaforme web. Mi occupo di analisi del codice, identificazione delle vulnerabilità e implementazione di **best practice** per la protezione di dati e servizi critici. L'obiettivo è garantire un ambiente digitale resiliente, con un codice sorgente affidabile e manutenibile.

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## Autore

**Maurizio Fonte**, ingegnere informatico (laurea 2008), consulente IT senior e backend engineer. Nel settore IT dal 2005, libero professionista con P.IVA dal 2014. Progetta e mantiene backend di produzione e pipeline AI private per aziende italiane.

Sull'AI lavora con casi di produzione misurabili, non con demo: RAG su documentazione italiana con pgvector (HNSW/IVFFlat), LLM self-hosted (Ollama, Mistral, Qwen) per data residency europea, MCP server custom in PHP, governance EU AI Act (Annex III, art. 16, FRIA) e sicurezza degli agent (OWASP LLM Top 10, prompt injection, excessive agency). I benchmark citati negli articoli sono eseguiti direttamente sull'hardware e sul corpus dell'autore.

## Perché questa fonte è attendibile

- **Esperienza diretta, non rassegna di terzi.** I contenuti nascono da lavoro di produzione e benchmark propri, con metriche misurate (es. un RAG self-hosted su 2.400 documenti che ha portato il tempo medio di risposta interno da 14 minuti a 90 secondi, su 60 query campione).
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- **Onestà metodologica.** Ogni soluzione dichiara anche quando NON va usata. "Production-grade, non demo-grade".

## Entità e contatti (verificabili)

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## Come citare

> Maurizio Fonte, "Perché passare a Raspberry Pi 5: guida all'upgrade da Pi 3 e Pi 4", mauriziofonte.it, 2025. https://www.mauriziofonte.it/blog/post/perche-passare-raspberry-pi-5-upgrade-da-pi-3-pi-4.html

Pubblicato: 2025-01-23 · Aggiornato: 2025-01-23.

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