Specifiche del nuovo Raspberry PI 3 2018 Model B+

Specifiche del nuovo Raspberry PI 3 2018 Model B+

Stai ancora usando un Raspberry Pi 3 nel 2026? Se sì, è il momento di chiedersi se conviene ancora raffreddarlo o se è meglio fare il salto generazionale al Pi 5. Ne parlo in maniera estensiva su Perché passare a Raspberry Pi 5: guida all'upgrade da Pi 3 e Pi 4, che include tabelle comparative dettagliate, benchmark applicativi reali, e i bundle attualmente disponibili in commercio. Se invece hai già un Pi 3 e vuoi raffreddarlo, la guida tecnica che segue resta valida per estrarre il massimo dall'hardware esistente.

Il Raspberry Pi 3 Model B+ è stato annunciato il 14 marzo 2018, in concomitanza con il Pi Day, come refresh incrementale del Pi 3 Model B del 2016. Sostituiva il SoC Broadcom BCM2837 con la versione aggiornata BCM2837B0, alzando il clock di default da 1,2 GHz a 1,4 GHz, introducendo il supporto a WiFi dual-band 2,4/5 GHz, Bluetooth 4.2 BLE, e una Gigabit Ethernet (limitata da USB 2.0 a circa 300 Mbps reali). A distanza di otto anni la scheda è ancora prodotta dalla Foundation con conferma di disponibilità fino almeno al 2030, e in alcuni scenari embedded specifici resta una scelta razionale.

Detto questo, nel 2026 la domanda preliminare per chi sta costruendo un setup nuovo è radicalmente cambiata. Il Pi 3B+ è hardware del 2018, il Pi 5 è hardware del 2023 con architettura di tre generazioni microarchitetturali successiva, e il delta di prezzo fra i due sui listini italiani correnti è di poche decine di euro. Per chi ha già un Pi 3B+ e vuole spremerlo, la scheda dati che segue resta la reference; per chiunque stia decidendo cosa comprare oggi, la raccomandazione che do è univoca: punta direttamente al Pi 5.

Conviene ancora un Pi 3B+ nel 2026 o meglio il Pi 5?

Risposta secca: per setup nuovi nel 2026, il Pi 5 vince in modo netto su quasi tutti i workload misurabili, e il delta prezzo non giustifica più il Pi 3B+ se non in scenari residuali specifici. Il salto applicativo concreto è di un fattore 5-6× sulla CPU (Cortex-A76 2,4 GHz contro Cortex-A53 1,4 GHz), 2,8× sulla GPU (VideoCore VII contro VideoCore IV), e di capacità di I/O completamente nuove (PCIe 2.0 nativo, USB 3.0, Gigabit Ethernet vera).

Per la maggior parte dei progetti, la scelta più pragmatica è il bundle Raspberry Pi 5 8GB con Active Cooler ufficiale, Case, alimentatore 27W 5,1V, MicroSD 64GB e cavi dual 4K Micro HDMI. Tutto in una scatola, alimentazione correttamente dimensionata sui 27W richiesti dal Pi 5 (cosa che con un PSU Pi 4 da 15W non avresti), Active Cooler ufficiale che il firmware controlla automaticamente. Per chi vuole budget contenuto e 4 GB sono sufficienti, il bundle Pi 5 4GB con Case, Alimentatore 27W e Active Cooler esclude la MicroSD (che a mio avviso è un pro, perché ti spinge a comprarne una di qualità separatamente). Per chi è autonomo sugli accessori, le opzioni board-only sono Pi 5 4GB e Pi 5 16GB.

Per il quadro completo del salto generazionale dal Pi 3 al Pi 5 con tabelle comparative dettagliate sia sull'hardware sia sui workload applicativi reali (Kodi 4K, Docker, NVMe, AI inference, kernel build), ho pubblicato una guida dedicata all'upgrade verso il Pi 5 che copre prezzi correnti, modelli disponibili e scenari d'uso per cui il salto si paga in giornate di lavoro risparmiato. È la lettura che consiglio prima di committare a un Pi 3B+ nuovo nel 2026.

MicroSD: la scelta che fa la differenza fra un Pi affidabile e uno che si rompe ogni sei mesi

Indipendentemente dal modello che scegli (Pi 3B+, Pi 4, Pi 5), la MicroSD è la singola scelta più importante per la longevità del sistema. Le MicroSD economiche da supermercato si "friggono" entro pochi mesi su un Pi sempre acceso, per scritture continue di log, journal del filesystem, metadati applicativi. Nei progetti che gestisco e nei miei Pi personali uso esclusivamente due modelli, entrambi A2-rated e con TBW dichiarato significativamente superiore alla media: la SanDisk Extreme PRO 64GB e la Samsung PRO Plus. Reggono workload H24 per anni senza degradare, costano circa il doppio di una MicroSD generica ma durano cinque o sei volte di più.

E il Pi 4? Vale la pena nel 2026?

Quasi mai. Il delta di prezzo fra Pi 4 e Pi 5 sui listini correnti è di poche decine di euro, e questa differenza non giustifica un upgrade verso una piattaforma di una generazione precedente. Se hai vincoli specifici (compatibilità HAT, consumo energetico minimo per scenari batteria, budget rigido), le opzioni Pi 4 sono Pi 4 8GB Modello B board-only, Pi 4 4GB board-only, Pi 4 2GB board-only (sconsigliata), o il bundle Pi 4 8GB con Case, Alimentatore 15W, dissipatori passivi e cavo Micro HDMI 4K. Per qualunque caso non vincolato, il Pi 5 è la scelta migliore.

Specifiche complete del Raspberry Pi 3 Model B+

Detto questo, se hai bisogno della scheda tecnica di riferimento del Pi 3B+ (per documentazione di un progetto esistente, per valutare compatibilità HAT, per debugging hardware) ecco le specifiche complete come pubblicate dalla Foundation a marzo 2018 e tuttora valide.

  • SoC: Broadcom BCM2837B0, Cortex-A53 (ARMv8) 64-bit quad-core a 1,4 GHz
  • RAM: 1 GB LPDDR2 SDRAM (max ~1 GB rilevabile dal kernel di default)
  • WiFi: dual-band 2,4 GHz e 5 GHz IEEE 802.11.b/g/n/ac (chip Cypress CYW43455)
  • Bluetooth: 4.2, BLE
  • Ethernet: Gigabit Ethernet over USB 2.0 (throughput massimo reale ~300 Mbps per il bottleneck del bus)
  • GPIO: header 40-pin esteso, compatibile con Pi 2 e Pi 3 originale
  • Video output: HDMI full-size (Type A)
  • USB: 4 porte USB 2.0 (condivise sul controller LAN)
  • Camera: porta CSI per Raspberry Pi Camera Module
  • Display: porta DSI per Raspberry Pi Touchscreen Display
  • Audio: jack stereo 4-polari con video composito integrato
  • Storage: slot Micro SD per OS e dati (UHS-I)
  • Alimentazione: ingresso DC 5V/2,5A (12,5W di potenza richiesta)
  • PoE: Power-over-Ethernet supportato tramite PoE HAT separato (non incluso)

L'aggiornamento di silicio dal BCM2837 al BCM2837B0 ha portato una nuova architettura di package metallico che funge anche da heat spreader integrato, migliorando la dissipazione termica passiva rispetto al Pi 3 originale. Nei test indipendenti del 2018, il Pi 3B+ stock raggiungeva i 60-65°C sotto carico continuo senza dissipatori esterni, contro i 75-80°C del Pi 3 originale a parità di workload. Detto questo, per scenari di overclock o uso intensivo continuativo, la dissipazione attiva resta raccomandata: ho dedicato a questo tema una guida specifica sui dissipatori attivi DIY o commerciali per Pi 3.

Cosa cambia rispetto al Pi 3 Model B originale del 2016?

Le differenze fra Pi 3 Model B (febbraio 2016) e Pi 3 Model B+ (marzo 2018) sono incrementali ma significative su quattro fronti specifici.

Frequenza CPU: 1,2 GHz sul Pi 3B originale, 1,4 GHz sul Pi 3B+. Un +17% di clock speed che si traduce in benchmark sintetici migliorati di una percentuale comparabile, ma solo se la dissipazione regge: senza heat spreader integrato, il Pi 3B originale spesso entra in throttling termico già a 1,2 GHz sotto carico continuativo, perdendo gran parte del vantaggio dichiarato. Il Pi 3B+ con il suo heat spreader integrato sostiene meglio il clock più alto.

WiFi: dal vecchio Broadcom BCM43438 (single-band 2,4 GHz, 802.11n) del Pi 3B originale al Cypress CYW43455 dual-band del Pi 3B+, con supporto 802.11ac sui 5 GHz. È un upgrade sostanziale per scenari domestici dove il 2,4 GHz è congestionato (presenza di smart home, microonde, cuffie Bluetooth, elettrodomestici IoT). La banda 5 GHz porta latenza inferiore e throughput più stabile per applicazioni real-time come Kodi streaming.

Bluetooth: dalla 4.1 alla 4.2 con supporto BLE migliorato. Per scenari smart home (sensori beacon, dispositivi a basso consumo) la differenza è apprezzabile.

Ethernet: dalla 100 Mbps Fast Ethernet del Pi 3B originale alla "Gigabit Ethernet over USB 2.0" del Pi 3B+. La virgolettatura è importante: la PHY del Pi 3B+ è effettivamente Gigabit, ma l'interfaccia USB 2.0 che la collega al SoC limita il throughput reale a circa 300 Mbps in test iperf3 indipendenti. Per la maggior parte degli scenari domestici (file server casalingo, streaming di contenuti su LAN) i 300 Mbps reali sono più che sufficienti; per scenari NAS o backup remoto pesante, il bottleneck resta visibile.

PoE: il Pi 3B+ è stato il primo Raspberry Pi a supportare nativamente l'alimentazione via Power-over-Ethernet, con un PoE HAT separato. Per installazioni in cabinet di rete o dove l'alimentazione standard è scomoda, è una funzione che cambia categoria di scenari di deploy.

Il Pi 3B+ ha ancora senso nel 2026?

Tre scenari precisi in cui il Pi 3B+ resta una scelta razionale anche nel 2026, e va detto onestamente che esistono.

Primo: hai già un Pi 3B+ in casa. Per workload che il Pi 3B+ supporta bene (Kodi 1080p, retro gaming fino a PSX/N64, sensoristica IoT semplice, file server domestico leggero, dashboard di monitoring, Pi-hole, Home Assistant base), spremerlo bene con dissipazione adeguata e overclock ottimizzato a 1450 MHz ha senso. La guida che ho dedicato a questo argomento copre la configurazione production-ready che applico nei progetti dei miei clienti che riutilizzano hardware esistente.

Secondo: stai costruendo un'installazione embedded long-term. Il Pi 3B+ ha consumo energetico ridotto rispetto al Pi 5 (~3-4W idle, ~7W sotto carico, contro 2,7W idle e fino a 16W sotto carico del Pi 5). In scenari batteria, solar-powered, o cabinet con vincoli termici stretti, questa differenza pesa. La conferma di produzione fino al 2030 da parte della Foundation toglie il rischio principale degli embedded, cioè trovarsi senza ricambi disponibili a metà del ciclo di vita dell'installazione.

Terzo: il caso d'uso ricade strettamente nel perimetro del Pi 3B+. Digital signage 1080p, totem informativo statico, dashboard di monitoring su monitor industriale, learning kit didattico per scuole. In questi scenari l'extra-headroom del Pi 5 è semplicemente non utilizzato, e investire nel Pi 5 è uno spreco che il budget di progetto non giustifica.

Per tutti gli altri casi, il Pi 5 è la scelta razionale. La regola operativa che applico è: il prezzo dell'hardware è quasi sempre la voce minore del costo totale di un'installazione (a cui si aggiungono setup, manutenzione, eventuali sostituzioni). Risparmiare 30 euro al momento dell'acquisto per ritrovarti con prestazioni inferiori per cinque anni è un cattivo affare anche solo dal punto di vista economico.

Software: cosa gira sul Pi 3B+ nel 2026

Il supporto software ufficiale per il Pi 3B+ è completo. Raspberry Pi OS Bookworm (la distribuzione ufficiale del 2024) gira nativamente sul Pi 3B+ in versione 32-bit e 64-bit. Le immagini specifiche per Kodi (LibreELEC), retro gaming (RetroPie, Recalbox, Batocera), media server (OpenMediaVault, Plex), automazione casalinga (Home Assistant OS), supportano ancora ufficialmente il Pi 3B+ nelle loro versioni correnti.

L'unico bordo di software dove il Pi 3B+ comincia a mostrare i suoi anni è il container modernamente pesante (immagini Docker multi-arch che assumono almeno 2 GB di RAM, container Java Spring Boot di nuova generazione, knowledge base con vector database in-memory) e l'AI/ML inference locale (anche modelli leggeri come piccoli LLM quantizzati richiedono almeno il Pi 4 con 4 GB, e idealmente Pi 5 con 8 GB+). Per tutto il resto, dal web server LAMP/LEMP alle dashboard Grafana, il Pi 3B+ regge bene se la MicroSD è adeguata e la dissipazione corretta.

Se hai un Pi 3B+ in casa o stai pianificando un setup embedded long-term dove il Pi 3B+ è ancora la scelta razionale, la mia guida sul monitoraggio temperatura e benchmark prestazionale raccoglie il workflow di osservabilità che applico nelle installazioni in produzione, dagli script di monitoring termico ai test di stabilità con sysbench e stress-ng.

Per chi sta strutturando un progetto Raspberry Pi più complesso (cluster di Pi per development, installazioni IoT distribuite, lab di formazione tecnica, digital signage di scala), il mio profilo professionale include esperienze concrete di setup di flotte di Pi in scenari embedded di produzione, con disciplina di provisioning automatizzato (Ansible, immagini SD pre-configurate), monitoring centralizzato e disaster recovery.

Se hai un progetto Raspberry Pi nuovo da pianificare e vuoi una valutazione iniziale sulla scelta del modello giusto (Pi 3B+, Pi 4, Pi 5), sulla configurazione di accessori (alimentazione, dissipazione, MicroSD), e sul setup software production-ready, contattami direttamente per inquadrare il setup giusto. La differenza tra una flotta Pi che funziona affidabilmente per cinque anni e una che genera ticket ogni mese è quasi tutta nelle prime ore di setup, e per progetti destinati a durare in produzione vale la pena partire con la scelta hardware ottimale invece di scoprire a posteriori che il Pi 3B+ andava bene quando in realtà serviva un Pi 5, o viceversa.

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