Penetration Testing
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Penetration Testing: trovare i buchi prima di chi li vuole usare
Per difendersi bene bisogna saper pensare come un attaccante. Un penetration test va oltre lo scanner e il suo report: serve a capire come i pezzi di un sistema si combinano in un percorso di compromissione che nessun tool automatico vede da solo. Questa categoria racconta la sicurezza offensiva applicata, con finalità difensiva.
Molti articoli seguono il metodo dell'attaccante: la ricognizione, lo sfruttamento della logica applicativa che il WAF non intercetta, il lateral movement, l'analisi di codice legacy per trovare le falle prima che lo faccia qualcun altro. Conta il ragionamento che collega form di upload, credenziali deboli e servizi esposti in una catena, molto più del singolo exploit.
Altri riproducono CVE reali in laboratorio: dall'RCE pre-auth nell'SSH di Erlang a regreSSHion, dalle vulnerabilità della supply chain come xz-utils ai bug dei tool dell'ecosistema AI. Eseguire un attacco in un ambiente controllato insegna a chiudere davvero la porta, con la sandbox e la documentazione che una ricerca responsabile richiede.
E c'è il fronte offensivo nuovo: la pipeline CI/CD come vettore di attacco sottovalutato, il container escape, e il mondo agentic, dalla prompt injection come compromissione di sistema all'over-broad token scoping di MCP.
Se vuoi un assessment offensivo della tua infrastruttura, vedi la consulenza cybersecurity e NIS2 o scrivimi.
Non puoi difendere quello che non capisci. E per capire un attacco, a volte, devi saperlo eseguire in un ambiente controllato.
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Strumenti utili
Tool gratuiti per l'analisi di sicurezza:
Audit JWT, Audit del composer.lock, Analisi security headers, Decodifica certificato SSL.