Conviene comprare un Raspberry Pi adesso se il Pi 6 non arriva prima del 2028?

Conviene comprare un Raspberry Pi adesso se il Pi 6 non arriva prima del 2028?

Il 21 maggio 2026, in un AMA su Reddit insieme ai suoi due CTO James Adams e Gordon Hollingworth, Eben Upton ha risposto alla domanda che la comunità faceva da mesi, e la risposta ha spostato i piani di acquisto di mezzo mondo homelab: il Raspberry Pi 6 non arriverà prima di inizio 2028. La motivazione dichiarata tiene insieme la cadenza storica delle piattaforme, un ciclo di 4-4,5 anni fra le generazioni maggiori, e la ragione economica che domina tutto il mercato hardware di quest'anno: con la memoria LPDDR rincarata di sette volte in un anno, lanciare oggi una macchina nuova significherebbe lanciarla a un prezzo che ne tradirebbe la missione. Nel frattempo il listino esistente si è mosso in modo brutalmente asimmetrico: il Pi 5 da 16 GB è passato da 120 a 305 dollari in cinque mesi, mentre i tagli da 1 e 2 GB non si sono mossi di un centesimo. Se hai un Raspberry in produzione domestica, o stavi aspettando la generazione nuova per partire, questi due fatti insieme, la data e i prezzi, ridisegnano la decisione. In questo articolo la metto in forma di matrice: profilo per profilo, chi fa bene a tenere quello che ha, chi fa bene a comprare adesso e quale taglio esattamente, e chi farebbe meglio a guardare fuori dal catalogo Raspberry, con i numeri verificati e la valuta originale, perché i prezzi in dollari convertiti a spanne sono già stati la rovina di troppi confronti.

Cosa ha detto davvero Upton, e perché cambia i piani?

La risposta sintetica: tre cose, tutte verificabili nelle cronache dell'AMA, per esempio nel resoconto di It's FOSS. Primo, la data: non prima di inizio 2028, con il Pi 5 confermato come piattaforma di punta per almeno altri due anni. Secondo, la natura del salto: Upton ha descritto il Pi 6 come fatto di "cambiamenti quantitativi, non qualitativi", CPU più veloce, più banda verso la memoria, più I/O, nello stesso formato e senza stravolgimenti; niente NPU integrata, con l'accelerazione AI che resta delegata agli acceleratori esterni via HAT. Terzo, il contesto industriale: la fondazione ha alzato i prezzi tre volte in cinque mesi per inseguire il costo della memoria, ha promesso per iscritto di riassorbire gli aumenti quando la memoria scenderà, e nel frattempo ha fatto una cosa controintuitiva e intelligente, ha lanciato tagli intermedi nuovi come il Pi 4 da 3 GB a 83,75 dollari, pensati per venderti esattamente la memoria che ti serve; l'annuncio ufficiale con le cifre è sul blog di Raspberry Pi.

La lettura d'insieme, prima della matrice: l'attesa del Pi 6 come strategia di acquisto è morta il 21 maggio. Aspettare diciotto mesi o più per un upgrade dichiaratamente incrementale, che debutterà per giunta nel clima di prezzi peggiore della storia recente della memoria, non è prudenza: è rimandare una decisione che i dati permettono di prendere oggi. E il corollario vale al contrario: il ciclo lungo significa che ciò che compri adesso non diventerà obsoleto a sorpresa, perché la piattaforma su cui investi resterà quella di riferimento fino al 2028 inoltrato, con il supporto software pluriennale che la fondazione ha sempre garantito, fino al caso limite del Pi 3B+ del 2018 ancora oggi in produzione e supportato.

Dall'AMA sono usciti altri due dati che completano il quadro, e che dicono molto di come ragiona la fondazione. Il primo: un eventuale Zero 3 è tecnicamente fattibile, ma il prezzo di un SoC moderno con LPDDR4 lo porterebbe, parole di Upton, a un livello "poco da Zero", e quindi per ora non si fa; è lo stesso criterio del Pi 6, il rifiuto di lanciare prodotti che tradiscono la propria fascia di prezzo, e come cliente è esattamente il tipo di disciplina che vuoi dal tuo fornitore. Il secondo: nel 2025, per la prima volta, i microcontrollori della famiglia Pico hanno superato in vendite i single board computer, e il vecchio Pi 3B continua a vendere quasi un milione di pezzi l'anno. Tradotto: il centro di gravità del business non è il flagship da 16 GB, è la longevità dei prodotti umili, e questo rende credibile la promessa di supporto lungo su cui la matrice qui sotto si appoggia.

Il rinvio del Pi 6 non è una cattiva notizia travestita: è la rara situazione in cui il produttore ti dice in anticipo che non c'è niente dietro l'angolo. Nel mercato hardware del 2026, sapere che la piattaforma corrente resterà quella giusta per due anni è un'informazione che vale più di un piccolo salto di prestazioni.

La matrice: sei profili, sei risposte

La decisione dipende interamente da dove parti e a cosa ti serve la macchina. Questa è la matrice che uso, con i prezzi ufficiali in dollari (rilevati sull'annuncio di aprile 2026: la valuta resta quella del listino, e i prezzi in euro dei rivenditori italiani vanno verificati al momento perché incorporano IVA, cambio e disponibilità):

ProfiloDecisioneDettaglio
Ho già un Pi 4 o Pi 5 che fa il suo lavoroTieniLa piattaforma resta attuale fino al 2028; nessun motivo tecnico di upgrade
Ho un Pi 3 o più vecchio in servizio attivoTieni finché reggeL'upgrade si giustifica solo se il carico è cresciuto: il rincaro ha cambiato i conti
Devo partire ORA con un progetto leggeroCompra piccoloI tagli 1-2 GB (35-65 dollari) sono ai prezzi pre-crisi: sono l'affare relativo del listino
Devo partire ORA e mi serve memoria mediaCompra il taglio nuovoIl Pi 4 3GB a 83,75 dollari esiste apposta; il Pi 5 4GB solo se serve la CPU
Mi servono 8-16 GBRipensa il progettoA 305 dollari il Pi 5 16GB compete con mini PC x86 usati più capaci: confronto obbligatorio
Aspettavo il Pi 6 per l'AI in localeCambia stradaIl Pi 6 non avrà NPU: acceleratori HAT oggi, o hardware di altra classe

Le prime due righe meritano una parola in più, perché "tieni" sembra un consiglio pigro e invece è il più tecnico della tabella. Un Pi che oggi fa il suo mestiere, DNS filtrante, domotica, backup target, reverse proxy di casa, non ha davanti nessun evento che lo renda inadeguato: la generazione nuova è lontana e incrementale, il software continuerà a supportarlo per anni, e il suo valore di rimpiazzo è salito con i listini, il che rende ogni sostituzione anticipata un piccolo spreco certificato. La manutenzione che meritano le macchine che restano, dischi, alimentazione, backup della SD, vale più di qualunque upgrade; è il ragionamento che avevo già fatto confrontando Pi 3, Pi 4 e Pi 5 per scenari d'uso, e i rincari lo hanno solo rafforzato.

La quinta riga è quella che scontenta i fan, e va argomentata con i numeri. A 305 dollari di listino, più IVA e margini locali, il Pi 5 da 16 GB non compete più nella sua storica categoria "computer che costa quanto una cena": compete con i mini PC x86 usati e ricondizionati di fascia office, che a parità di spesa offrono più CPU, RAM espandibile a prezzi di mercato, storage NVMe vero e la libertà di un'architettura standard. Il Raspberry mantiene vantaggi reali, consumi, GPIO, silenziosità, ecosistema, e per i progetti che li sfruttano resta la scelta giusta; ma per il "piccolo server di casa generico" da 16 GB la risposta razionale del 2026 passa dal mercato dell'usato, per la stessa dinamica di mercato che ho raccontato nel pezzo sulla crisi DRAM e i suoi effetti su Pi, GPU e VPS: il ferro usato incorpora memoria comprata ai prezzi di due anni fa, ed è l'unico modo rimasto per pagarla quel prezzo.

Anche l'ultima riga della matrice merita il suo paragrafo, perché è quella su cui l'AMA ha chiuso una porta con più garbo di quanto la community abbia recepito. Chi aspettava il Pi 6 immaginando la NPU integrata, il piccolo nodo AI domestico tutto in un chip, ha avuto la risposta definitiva: non arriverà, la strada resta quella degli acceleratori esterni via HAT, che oggi esistono, funzionano per i carichi di visione e inferenza specializzata a cui sono destinati, e vanno semplicemente messi a budget come componente a parte. Per l'inferenza di modelli linguistici veri, invece, l'onestà impone di dire che la classe di hardware è un'altra: un single board computer resta la macchina giusta per orchestrare, raccogliere, servire, non per generare, e chi ha quell'ambizione fa prima a dimensionare una macchina con GPU e a lasciare al Pi il ruolo, nobilissimo, di tutto il resto.

C'è infine il capitolo che i confronti di prezzo dimenticano sempre: lo storage. Su un Pi la SD card è il componente che muore per primo e il collo di bottiglia che si sente ogni giorno, e il Pi 5 ha portato in dote la possibilità dell'NVMe via HAT che cambia la vita della macchina più di qualunque gigabyte di RAM aggiuntivo. La conseguenza per il budget è concreta: se il tuo carico è un server di casa che scrive log, database leggeri e backup, i soldi che stavi per mettere nel taglio di RAM superiore rendono di più spostati su un HAT NVMe e un SSD decente, con la SD relegata al solo avvio o pensionata del tutto. È l'ennesima incarnazione della regola di quest'anno: la memoria si compra misurata, il resto del sistema si compra bilanciato.

Nel mio lavoro di consulenza capita sempre più spesso di fare esattamente questo esercizio con i clienti, non sui Raspberry ma sulla stessa logica: nel mio profilo professionale trovi come imposto le decisioni di acquisto infrastrutturale, dove la regola è comprare sul fabbisogno misurato e trattare ogni rincaro come un invito a rifare i conti, non come un'urgenza.

Le domande da farsi prima di ordinare, qualunque riga ti riguardi

La matrice decide la direzione; prima dell'ordine restano tre verifiche che valgono per tutti i profili. La prima, la più trascurata di tutte nonostante sia la più economica da rispondere: il collo di bottiglia è davvero la memoria? La tentazione di comprare il taglio grande "per stare larghi" è esattamente ciò che i prezzi attuali puniscono; un'ora di misura sul carico reale, con la macchina attuale se esiste, vale decine di dollari di differenza. L'esistenza stessa del taglio da 3 GB è il messaggio della fondazione in questa direzione, e conviene ascoltarlo. La seconda: il totale è il totale, non il prezzo della scheda. Alimentatore ufficiale, case, storage decente, eventuale HAT: il progetto completo costa sensibilmente più della board, e il confronto con le alternative va fatto a parità di sistema finito, non di scheda nuda. La terza: il canale conta. I prezzi citati sono il listino ufficiale in dollari; fra rivenditori italiani le differenze in questo periodo sono più larghe del solito, perché gli stock comprati prima e dopo i rincari convivono, e la pazienza di confrontare due o tre canali autorizzati si ripaga.

Resta la domanda di fondo, quella del titolo, e la risposta onesta è che il 2026 ha reso il "conviene comprare?" una domanda a cui non si risponde più in generale, ma solo per profili: i tagli piccoli convengono come non mai, in termini relativi, perché sono gli unici prezzi fermi in un mercato che sale; i tagli grandi non convengono quasi mai, perché la stessa cifra compra di più altrove; e il non comprare affatto, tenendo in servizio ciò che già funziona, è diventato la scelta vincente per la maggioranza silenziosa che un Raspberry ce l'ha già. Il Pi 6 arriverà, prima o poi, sperabilmente in un mercato della memoria guarito, e a quel punto i conti si rifaranno da capo, come è giusto. Nel frattempo i segnali da tenere d'occhio sono due, ed è un controllo che vale la pena mettere in calendario ogni sei mesi: i listini della fondazione, perché la promessa di riassorbire gli aumenti al calare della memoria è pubblica e il primo taglio di prezzo sarà il segnale che il ciclo si sta invertendo; e gli annunci sulla piattaforma, perché la cadenza storica suggerisce che il Pi 6 verrà presentato con largo anticipo rispetto alla disponibilità, dando a tutti il tempo di rifare questa matrice con i dati nuovi. Se nel frattempo stai dimensionando un homelab, un piccolo server di casa o l'infrastruttura leggera di una piccola azienda, e vuoi una mano a fare questi conti sul tuo caso specifico invece che sulle medie di internet, contattami per una consulenza: un'ora di analisi del fabbisogno reale, in questo mercato, si ripaga alla prima decisione di acquisto evitata.

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