AI Security
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AI Security: mettere in sicurezza il codice e gli agenti che l'AI produce
Insieme alle nuove possibilità, l'AI ha portato nuove superfici di attacco. Codice generato senza revisione, agenti che eseguono azioni con permessi troppo ampi, prompt che diventano vettori di compromissione: sono rischi che vanno affrontati con mentalità da security. Questa categoria unisce le due competenze che il tema richiede.
Molti articoli esplorano le nuove superfici di attacco: la prompt injection che, quando un agente esegue azioni reali, diventa una compromissione di sistema a tutti gli effetti; l'over-broad token scoping con cui un accesso in sola lettura si trasforma in write-and-execute; il threat modeling e il sandboxing degli agenti che eseguono codice arbitrario. Gli stessi principi del least privilege, applicati a un attore nuovo.
Altri si occupano del codice AI-generated da mettere in sicurezza: entra in produzione in fretta e replica pattern insicuri visti in addestramento, con classi di vulnerabilità prevedibili. Auditarlo in modo sistematico, dal lato difensivo e da quello offensivo, è ormai una competenza necessaria.
Poi la governance e la continuità: come si governano gli agenti in azienda, cosa implicano i classifier e i freni dei modelli per chi fa security, e il rischio di continuità quando un modello può essere spento per decisione normativa. Fare sicurezza vuol dire anche evitare di restare a terra.
Se stai introducendo agenti AI e vuoi farlo in sicurezza, vedi la sicurezza AI per le aziende o scrivimi.
Un agente AI con troppi permessi diventa una vulnerabilità che parla in linguaggio naturale.